Formazione

Politiche attive, 50 milioni per formare disoccupati e lavoratori in CIG: come accedere

Il Fondo per il potenziamento delle competenze finanzia corsi, riqualificazione e ricollocazione per percettori NASpI e lavoratori in CIG. Ecco destinatari e passaggi.

Pubblicato il 19/09/2026 · Aggiornato il 19/09/2026 · Redazione BancaLavoro
Docente durante una lezione di formazione con lavoratori in aula
Docente durante una lezione di formazione con lavoratori in aula

Il Ministero del Lavoro ha definito le regole operative per utilizzare 50 milioni di euro destinati alla formazione di persone che attraversano una fase di disoccupazione o di riduzione dell’attività. Il Decreto direttoriale n. 211 del 4 maggio 2026 disciplina il Fondo per il potenziamento delle competenze e la riqualificazione professionale, collegato al Programma GOL.

La misura non è un bonus automatico da chiedere direttamente allo Stato e non equivale a un nuovo sussidio. Le risorse vengono programmate dalle Regioni, che possono attivare percorsi tramite Centri per l’impiego, strutture regionali e soggetti formativi. Per chi cerca lavoro, quindi, il punto di partenza è il servizio per l’impiego competente e non una domanda nazionale indistinta.

Chi può rientrare nel finanziamento

Il decreto individua due platee principali. La prima comprende i lavoratori che ricevono un trattamento di integrazione salariale quando, nell’arco di dodici mesi, è programmata una riduzione dell’orario superiore al 30 per cento. La seconda è costituita dai percettori della NASpI. Per i lavoratori coinvolti in crisi aziendali sono considerati anche i beneficiari dell’Assegno di ricollocazione CIGS, nell’ambito dei percorsi previsti per la riqualificazione.

L’inclusione nella platea non significa però ammissione automatica a qualunque corso. La Regione deve prima programmare l’intervento e definire modalità, priorità e requisiti applicabili sul territorio. La disponibilità concreta può dipendere dal piano regionale, dalla situazione aziendale, dal profilo professionale e dal tipo di percorso individuato.

Quali percorsi possono essere finanziati

La disciplina distingue più strumenti. Per i lavoratori di imprese attive nei settori strategici per nuove tecnologie e transizione digitale ed ecologica sono previsti percorsi di aggiornamento fino a 60 ore. Si tratta di formazione breve, pensata per rafforzare competenze utilizzabili nel ruolo attuale o nella transizione verso mansioni vicine.

Per i beneficiari di integrazione salariale con riduzione dell’orario oltre la soglia prevista sono possibili corsi di aggiornamento fino a 150 ore oppure percorsi di riqualificazione da 151 a 600 ore. Queste attività possono essere organizzate dai Centri per l’impiego o dalle strutture regionali che seguono le crisi aziendali, anche sulla base di richieste delle imprese o di accordi sottoscritti con le organizzazioni sindacali.

Il Fondo può sostenere inoltre laboratori collegati a Job Day, attività formative fino a 60 ore costruite su richieste delle imprese locali e servizi di supporto alla ricollocazione attraverso l’outplacement. L’obiettivo è avvicinare la formazione alla domanda effettiva: non solo acquisire nozioni, ma rendere più leggibili e spendibili le competenze quando si cambia azienda o settore.

Certificazione, indennità e bonus

Un elemento utile per chi partecipa è la possibilità di affiancare ai corsi un percorso di individuazione, validazione e certificazione delle competenze. La procedura serve a documentare anche ciò che è stato imparato lavorando, in modo che esperienze e risultati formativi possano essere presentati in altri contesti professionali. Le modalità dipendono dai soggetti titolati dalle Regioni e dal sistema nazionale di certificazione.

Il decreto consente alle Regioni di prevedere un’indennità di partecipazione. La sua presenza, l’importo e le condizioni non sono uguali per tutto il territorio nazionale: devono essere stabiliti nella programmazione regionale. È quindi importante non confondere la possibilità prevista dal decreto con un pagamento garantito a ogni destinatario.

Per alcuni percorsi è inoltre possibile un bonus di 250 euro in caso di superamento positivo dell’esame finale. La misura riguarda i corsi indicati dal decreto e può essere maggiorata per i genitori con figli minori di dieci anni, fino a un massimo di 650 euro secondo i criteri scelti dalla Regione. Anche in questo caso la disciplina regionale e l’eventuale presenza di misure analoghe sono decisive.

Come muoversi se si cerca lavoro

Il primo passo è verificare il proprio status: percettore NASpI, lavoratore sospeso o in riduzione d’orario e, quando ricorre, beneficiario di strumenti collegati alla CIGS. Chi è disoccupato dovrebbe contattare il Centro per l’impiego indicato per la propria residenza e chiedere quali percorsi finanziati dal GOL o dal Fondo risultano aperti. Conviene portare documento, codice fiscale, curriculum, eventuali attestati e informazioni sulle esperienze maturate.

Durante il colloquio è utile descrivere non soltanto il lavoro precedente, ma anche le mansioni svolte, i macchinari utilizzati, i software conosciuti e le attività organizzative. Questi elementi aiutano a scegliere tra aggiornamento breve e riqualificazione più lunga. Chi ha figli minori dovrebbe chiedere espressamente se la Regione prevede l’integrazione per la genitorialità e quali documenti servono.

Cosa devono fare imprese e operatori

Le imprese possono segnalare ai servizi regionali i fabbisogni di competenze e le figure difficili da reperire, soprattutto quando stanno gestendo una riorganizzazione o una riduzione dell’orario. La richiesta aziendale non sostituisce il piano della Regione, ma può orientare corsi, laboratori e Job Day verso profili realmente richiesti.

Gli operatori, invece, devono verificare l’accreditamento regionale, la durata effettiva, le modalità di certificazione e l’eventuale esame finale prima di presentare il percorso ai candidati. Il decreto assegna alle Regioni il compito di programmare le risorse e prevede il controllo di coerenza del Ministero: per questo bandi, calendari e requisiti vanno cercati sui portali istituzionali regionali e presso i Centri per l’impiego.

Una misura da leggere insieme ai servizi territoriali

Il Fondo offre una cornice nazionale, ma l’esperienza concreta sarà territoriale. Le opportunità possono aprirsi in tempi diversi e con corsi differenti a seconda della Regione, delle crisi aziendali e delle richieste delle imprese. La verifica più importante, quindi, è quella aggiornata presso il servizio pubblico competente. Al momento della pubblicazione, il decreto è datato 4 maggio 2026 e il Ministero ha illustrato la misura il 10 luglio 2026; eventuali avvisi regionali successivi possono precisare modalità e scadenze.

Fonti