Politiche attive, 50 milioni per formare disoccupati e lavoratori in CIG: come accedere
Il Fondo per il potenziamento delle competenze finanzia corsi, riqualificazione e ricollocazione per percettori NASpI e lavoratori in CIG. Ecco destinatari e passaggi.
Il Ministero del Lavoro ha definito le regole operative per utilizzare 50 milioni di euro destinati alla formazione di persone che attraversano una fase di disoccupazione o di riduzione dell’attività. Il Decreto direttoriale n. 211 del 4 maggio 2026 disciplina il Fondo per il potenziamento delle competenze e la riqualificazione professionale, collegato al Programma GOL.
La misura non è un bonus automatico da chiedere direttamente allo Stato e non equivale a un nuovo sussidio. Le risorse vengono programmate dalle Regioni, che possono attivare percorsi tramite Centri per l’impiego, strutture regionali e soggetti formativi. Per chi cerca lavoro, quindi, il punto di partenza è il servizio per l’impiego competente e non una domanda nazionale indistinta.
Chi può rientrare nel finanziamento
Il decreto individua due platee principali. La prima comprende i lavoratori che ricevono un trattamento di integrazione salariale quando, nell’arco di dodici mesi, è programmata una riduzione dell’orario superiore al 30 per cento. La seconda è costituita dai percettori della NASpI. Per i lavoratori coinvolti in crisi aziendali sono considerati anche i beneficiari dell’Assegno di ricollocazione CIGS, nell’ambito dei percorsi previsti per la riqualificazione.
L’inclusione nella platea non significa però ammissione automatica a qualunque corso. La Regione deve prima programmare l’intervento e definire modalità, priorità e requisiti applicabili sul territorio. La disponibilità concreta può dipendere dal piano regionale, dalla situazione aziendale, dal profilo professionale e dal tipo di percorso individuato.
Quali percorsi possono essere finanziati
La disciplina distingue più strumenti. Per i lavoratori di imprese attive nei settori strategici per nuove tecnologie e transizione digitale ed ecologica sono previsti percorsi di aggiornamento fino a 60 ore. Si tratta di formazione breve, pensata per rafforzare competenze utilizzabili nel ruolo attuale o nella transizione verso mansioni vicine.
Per i beneficiari di integrazione salariale con riduzione dell’orario oltre la soglia prevista sono possibili corsi di aggiornamento fino a 150 ore oppure percorsi di riqualificazione da 151 a 600 ore. Queste attività possono essere organizzate dai Centri per l’impiego o dalle strutture regionali che seguono le crisi aziendali, anche sulla base di richieste delle imprese o di accordi sottoscritti con le organizzazioni sindacali.
Il Fondo può sostenere inoltre laboratori collegati a Job Day, attività formative fino a 60 ore costruite su richieste delle imprese locali e servizi di supporto alla ricollocazione attraverso l’outplacement. L’obiettivo è avvicinare la formazione alla domanda effettiva: non solo acquisire nozioni, ma rendere più leggibili e spendibili le competenze quando si cambia azienda o settore.
Certificazione, indennità e bonus
Un elemento utile per chi partecipa è la possibilità di affiancare ai corsi un percorso di individuazione, validazione e certificazione delle competenze. La procedura serve a documentare anche ciò che è stato imparato lavorando, in modo che esperienze e risultati formativi possano essere presentati in altri contesti professionali. Le modalità dipendono dai soggetti titolati dalle Regioni e dal sistema nazionale di certificazione.
Il decreto consente alle Regioni di prevedere un’indennità di partecipazione. La sua presenza, l’importo e le condizioni non sono uguali per tutto il territorio nazionale: devono essere stabiliti nella programmazione regionale. È quindi importante non confondere la possibilità prevista dal decreto con un pagamento garantito a ogni destinatario.
Per alcuni percorsi è inoltre possibile un bonus di 250 euro in caso di superamento positivo dell’esame finale. La misura riguarda i corsi indicati dal decreto e può essere maggiorata per i genitori con figli minori di dieci anni, fino a un massimo di 650 euro secondo i criteri scelti dalla Regione. Anche in questo caso la disciplina regionale e l’eventuale presenza di misure analoghe sono decisive.
Come muoversi se si cerca lavoro
Il primo passo è verificare il proprio status: percettore NASpI, lavoratore sospeso o in riduzione d’orario e, quando ricorre, beneficiario di strumenti collegati alla CIGS. Chi è disoccupato dovrebbe contattare il Centro per l’impiego indicato per la propria residenza e chiedere quali percorsi finanziati dal GOL o dal Fondo risultano aperti. Conviene portare documento, codice fiscale, curriculum, eventuali attestati e informazioni sulle esperienze maturate.
Durante il colloquio è utile descrivere non soltanto il lavoro precedente, ma anche le mansioni svolte, i macchinari utilizzati, i software conosciuti e le attività organizzative. Questi elementi aiutano a scegliere tra aggiornamento breve e riqualificazione più lunga. Chi ha figli minori dovrebbe chiedere espressamente se la Regione prevede l’integrazione per la genitorialità e quali documenti servono.
Cosa devono fare imprese e operatori
Le imprese possono segnalare ai servizi regionali i fabbisogni di competenze e le figure difficili da reperire, soprattutto quando stanno gestendo una riorganizzazione o una riduzione dell’orario. La richiesta aziendale non sostituisce il piano della Regione, ma può orientare corsi, laboratori e Job Day verso profili realmente richiesti.
Gli operatori, invece, devono verificare l’accreditamento regionale, la durata effettiva, le modalità di certificazione e l’eventuale esame finale prima di presentare il percorso ai candidati. Il decreto assegna alle Regioni il compito di programmare le risorse e prevede il controllo di coerenza del Ministero: per questo bandi, calendari e requisiti vanno cercati sui portali istituzionali regionali e presso i Centri per l’impiego.
Una misura da leggere insieme ai servizi territoriali
Il Fondo offre una cornice nazionale, ma l’esperienza concreta sarà territoriale. Le opportunità possono aprirsi in tempi diversi e con corsi differenti a seconda della Regione, delle crisi aziendali e delle richieste delle imprese. La verifica più importante, quindi, è quella aggiornata presso il servizio pubblico competente. Al momento della pubblicazione, il decreto è datato 4 maggio 2026 e il Ministero ha illustrato la misura il 10 luglio 2026; eventuali avvisi regionali successivi possono precisare modalità e scadenze.