Mercato del lavoro

Mercato del lavoro, nel secondo trimestre 2026 crescono occupazione e ore lavorate

Nel secondo trimestre 2026 l’occupazione sale a 24,363 milioni e le ore lavorate crescono. I dati ISTAT spiegano opportunità, rischi e segnali utili per chi cerca lavoro.

Pubblicato il 14/09/2026 · Aggiornato il 14/09/2026 · Redazione BancaLavoro
Colleghi riuniti in ufficio durante un incontro di lavoro
Colleghi riuniti in ufficio durante un incontro di lavoro

Il mercato del lavoro italiano ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un aumento dell’occupazione e delle ore lavorate, ma anche con segnali da leggere senza semplificazioni. Il comunicato ISTAT pubblicato l’11 settembre rileva 24 milioni e 363 mila occupati, al netto degli effetti stagionali, con 155 mila persone in più rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Nello stesso periodo crescono le ore lavorate e le posizioni dipendenti, mentre il numero dei disoccupati aumenta su base trimestrale.

Occupazione in crescita, ma la disoccupazione sale

L’incremento degli occupati è pari allo 0,6% in tre mesi. A determinarlo contribuiscono sia i dipendenti a tempo indeterminato, aumentati di 120 mila unità, sia quelli a termine, cresciuti di 18 mila, sia gli indipendenti, in aumento di 17 mila. Il tasso di occupazione raggiunge il 63,1%, con una crescita di 0,4 punti rispetto al primo trimestre.

Il quadro non è però quello di un miglioramento uniforme. Nel trimestre le persone in cerca di lavoro aumentano di 31 mila, pari al 2,2%, e il tasso di disoccupazione sale al 5,6%, con un incremento di 0,1 punti. Nello stesso tempo diminuiscono di 185 mila gli inattivi tra 15 e 64 anni, cioè le persone che non lavorano e non cercano un impiego. Una parte di queste può quindi essere rientrata nella ricerca attiva, ma il dato non consente da solo di sapere quante persone abbiano trovato lavoro.

Per chi cerca occupazione il messaggio è duplice: ci sono più persone occupate, ma anche una competizione ancora presente tra chi entra o rientra nel mercato. Il confronto con un singolo indicatore, come il solo tasso di occupazione, non basta a valutare la facilità di trovare un posto.

Il confronto con un anno prima è più favorevole

Rispetto al secondo trimestre 2025 gli occupati aumentano di 246 mila unità, pari all’1%. La crescita riguarda i dipendenti a tempo indeterminato, che salgono dell’1%, e gli indipendenti, in aumento del 2,4%. I dipendenti a termine diminuiscono invece dell’1,2%. La composizione del risultato suggerisce quindi un rafforzamento delle posizioni permanenti, pur senza cancellare la presenza di rapporti temporanei.

Nello stesso confronto i disoccupati diminuiscono di 167 mila persone, pari al 9,8%, mentre gli inattivi tra 15 e 64 anni calano di 140 mila, cioè dell’1,2%. Il tasso di occupazione sale al 63,4%, quello di disoccupazione scende al 5,9% e l’inattività si riduce al 32,5%. Le variazioni trimestrali e quelle annuali possono sembrare discordanti perché misurano momenti diversi e risentono della stagionalità: per questo vanno considerate entrambe.

Più ore lavorate e posizioni dipendenti

L’input di lavoro, misurato attraverso le ore lavorate, cresce dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato si accompagna a un aumento del Pil dello 0,2% in termini congiunturali e dell’1% su base annua. Per imprese e lavoratori è un segnale della quantità di lavoro effettivamente utilizzata, diverso dal semplice conteggio delle persone occupate.

Le posizioni lavorative dipendenti crescono dello 0,3% in tre mesi e dell’1,3% in un anno. L’aumento è più contenuto per il tempo pieno, pari allo 0,2%, e maggiore per il part-time, pari allo 0,5%; la quota dei rapporti a tempo parziale arriva al 28,9%. Crescono anche le posizioni in somministrazione, del 2% in tre mesi e del 3% in un anno, mentre il lavoro intermittente aumenta dell’1,3% nel trimestre e del 6,7% su base annua.

Questi dati aiutano a interpretare la domanda: un aumento delle posizioni non equivale automaticamente a più ore per ogni lavoratore. Orario, durata del rapporto e forma contrattuale restano elementi da verificare nell’offerta concreta.

Posti vacanti e costo del lavoro

Il tasso dei posti vacanti si attesta all’1,5%, in calo di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente e di 0,3 punti su base annua. È un indicatore della domanda di lavoro non ancora coperta e non va confuso con il numero totale delle assunzioni programmate. La riduzione può indicare una minore pressione nelle ricerche o una diversa composizione delle posizioni disponibili, ma non spiega da sola le cause del cambiamento.

Anche il costo del lavoro per unità di lavoro equivalente a tempo pieno cresce: più 0,5% sul trimestre precedente e più 2,8% su base annua. Su base annua le retribuzioni aumentano del 2,7%, mentre i contributi sociali crescono del 3,4%. Per le aziende il costo complessivo di un’assunzione comprende quindi componenti diverse dalla retribuzione indicata nell’annuncio; per i candidati la retribuzione lorda va distinta dal netto e dal trattamento complessivo.

Indicazioni pratiche per chi cerca lavoro

Chi è in cerca di lavoro può usare il quadro ISTAT come contesto, non come elenco di posti disponibili. È utile confrontare le proprie competenze con gli annunci attivi, controllare se l’offerta riguarda un’assunzione, una somministrazione o una collaborazione e chiedere sempre sede, orario, durata, contratto applicato e percorso di inserimento.

Chi rientra nel mercato dopo un periodo di inattività dovrebbe aggiornare il curriculum con competenze recenti e disponibilità concrete, incluse eventuali turnazioni o spostamenti. Per i profili tecnici conviene descrivere strumenti, macchinari e certificazioni; per i servizi è importante indicare esperienza, lingue e capacità organizzative. I dati trimestrali mostrano tendenze aggregate: la scelta della candidatura deve partire dal contenuto della singola posizione.

Cosa valutare nelle imprese

Le imprese possono leggere l’aumento delle ore lavorate insieme alla crescita delle posizioni dipendenti per programmare il fabbisogno con maggiore anticipo. Un annuncio chiaro su attività, orari e contratto riduce candidature fuori profilo e tempi di selezione. Se la posizione è difficile da coprire, formazione iniziale e valutazione delle competenze trasferibili possono ampliare il bacino senza abbassare gli standard professionali.

Il mercato del lavoro del secondo trimestre presenta dunque un’espansione dell’occupazione e dell’input di lavoro, accompagnata da una disoccupazione trimestrale ancora in lieve aumento e da posti vacanti in calo. Il dato più utile è la combinazione degli indicatori: più persone occupate e più ore lavorate, ma differenze rilevanti tra durata dei rapporti, orari e possibilità di ingresso. Dati verificati il 14 settembre 2026.

Fonti