Mercato del lavoro

Mercato del lavoro, nel primo trimestre 2026 crescono occupati e ore lavorate

Nel primo trimestre 2026 l’ISTAT rileva 24,2 milioni di occupati e più ore lavorate. I dati mostrano però andamenti diversi tra dipendenti, autonomi e posizioni vacanti.

Pubblicato il 08/09/2026 · Aggiornato il 08/09/2026 · Redazione BancaLavoro
Colleghi riuniti attorno a un tavolo durante un incontro di lavoro
Colleghi riuniti attorno a un tavolo durante un incontro di lavoro

Il mercato del lavoro italiano ha iniziato il 2026 con un aumento dell’occupazione e delle ore lavorate, ma il dato complessivo richiede una lettura articolata. Nel primo trimestre gli occupati sono 24 milioni e 207 mila, 67 mila in più rispetto agli ultimi tre mesi del 2025. La crescita tendenziale delle ore lavorate è dell’1%, mentre il Pil aumenta dello 0,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Il quadro pubblicato dall’ISTAT il 12 giugno 2026 non descrive quindi soltanto quanti posti esistono, ma anche come cambiano i rapporti di lavoro e la partecipazione delle persone. Per chi cerca un impiego, e per le aziende che devono pianificare gli organici, la distinzione è importante: un aumento degli occupati non significa automaticamente che tutte le professioni o tutti i territori stiano crescendo allo stesso modo.

Occupati in aumento, ma con composizione diversa

Rispetto al quarto trimestre 2025, l’incremento degli occupati dipende soprattutto dagli indipendenti, cresciuti di 72 mila unità, pari all’1,4%. I dipendenti a tempo determinato aumentano di 9 mila, lo 0,3%, mentre i dipendenti a tempo indeterminato diminuiscono di 13 mila, lo 0,1%. Il risultato complessivo è dunque positivo, ma nasce da movimenti differenti.

Questi numeri non permettono da soli di stabilire se un singolo lavoratore abbia più probabilità di trovare un contratto stabile. Indicano però che la dinamica del trimestre è stata sostenuta in misura rilevante dal lavoro autonomo. La situazione va osservata insieme alle informazioni sulle ore lavorate, sulle posizioni dipendenti e sui posti vacanti, evitando di trasformare una variazione nazionale in una previsione valida per ogni settore.

Su base annua, il confronto è più favorevole per i dipendenti: l’occupazione cresce rispetto al primo trimestre 2025 e l’aumento riguarda sia i rapporti permanenti sia quelli a termine. Per interpretare correttamente la differenza tra confronto trimestrale e annuale bisogna ricordare che il primo è più sensibile alla stagionalità e alle oscillazioni di breve periodo, mentre il secondo confronta periodi omogenei dell’anno.

Disoccupazione e inattività: segnali da seguire

Nel trimestre le persone in cerca di lavoro diminuiscono di 110 mila unità rispetto al quarto trimestre 2025, il 7,6% in meno. Nello stesso periodo gli inattivi tra 15 e 64 anni aumentano di 44 mila, lo 0,4%. Le due variazioni devono essere lette insieme: una riduzione della disoccupazione è positiva, ma l’aumento degli inattivi può indicare che una parte delle persone non sta cercando attivamente un impiego.

Per le politiche attive e i servizi per l’impiego, questo è un punto operativo. Intercettare chi è fuori dalla ricerca attiva richiede orientamento, aggiornamento delle competenze e accompagnamento, non soltanto la pubblicazione di offerte. Per le aziende significa anche ampliare i canali di selezione e rendere più leggibili requisiti, formazione iniziale e prospettive del ruolo.

Ore lavorate e costo del lavoro

L’input di lavoro, misurato attraverso le ore lavorate, cresce dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. Il costo del lavoro per unità di lavoro equivalente a tempo pieno aumenta dell’1,2% in confronto al quarto trimestre 2025. Nel dettaglio, retribuzioni e contributi sociali salgono entrambi dell’1,1%.

Per un’impresa il dato suggerisce di non basare il piano delle assunzioni soltanto sul numero di teste. Occorre stimare ore, turni, assenteismo, produttività e costo complessivo del rapporto. Per un candidato, invece, il confronto tra offerte dovrebbe includere orario effettivo, maggiorazioni, welfare e formazione, oltre alla retribuzione indicata nell’annuncio.

Cosa significa per candidati e aziende

Chi cerca lavoro può usare questi dati come una cornice, non come una graduatoria automatica delle professioni. È utile verificare le vacancy locali sui portali pubblici, confrontare più annunci e aggiornare il curriculum con competenze dimostrabili. Nei colloqui conviene chiedere quale sia la durata prevista, come venga misurato il lavoro e quale percorso sia disponibile dopo l’inserimento.

Le imprese dovrebbero analizzare il fabbisogno su base territoriale e professionale, distinguendo sostituzioni, nuove posizioni e picchi stagionali. Un annuncio trasparente, tempi di selezione ragionevoli e un percorso di inserimento definito possono aumentare la qualità delle candidature. I dati ISTAT sono nazionali e non sostituiscono un’analisi interna o settoriale.

Il prossimo aggiornamento trimestrale indicato dall’ISTAT è previsto per l’11 settembre 2026. Fino ad allora, il messaggio più prudente è questo: l’avvio dell’anno è positivo per occupati e ore lavorate, ma la crescita resta composita e va valutata distinguendo dipendenti, autonomi, partecipazione e costo del lavoro.

Fonti e data di verifica

I dati e le definizioni sono tratti dal comunicato ISTAT “Il mercato del lavoro – I trimestre 2026”, pubblicato il 12 giugno 2026, e dalle tavole statistiche collegate. La verifica delle fonti e degli aggiornamenti è stata effettuata l’8 settembre 2026.

Fonti