Formazione

Medie imprese, digitale e green riaprono il nodo competenze

Il report Unioncamere-Tagliacarne-Mediobanca segnala investimenti digitali e green diffusi nelle medie imprese, ma anche carenza di competenze interne: cosa cambia per candidati e aziende.

Pubblicato il 10/08/2026 · Aggiornato il 10/08/2026 · Redazione BancaLavoro
Ingegnera al lavoro con un computer portatile in un laboratorio manifatturiero
Ingegnera al lavoro con un computer portatile in un laboratorio manifatturiero

Le medie imprese italiane continuano a programmare investimenti nella doppia transizione, ma il vero punto critico per il mercato del lavoro non è soltanto tecnologico. È la capacità di trovare, formare e trattenere competenze interne adeguate. Il nuovo aggiornamento diffuso da Unioncamere il 5 agosto 2026, sulla base del report realizzato con Area Studi Mediobanca e Centro Studi Tagliacarne, indica che tra il 2026 e il 2028 il 76% delle medie imprese prevede investimenti nel digitale e il 73% nella sostenibilità ambientale.

Il dato è importante perché riguarda un segmento produttivo che pesa nelle filiere manifatturiere, nell'export e nell'occupazione qualificata. Non descrive quindi solo acquisti di software, macchinari o impianti più efficienti: segnala una domanda di lavoro che si sposta verso profili capaci di collegare produzione, dati, energia, qualità, sicurezza, gestione dei fornitori e organizzazione dei processi.

La fotografia va letta insieme al quadro del mercato del lavoro più recente. Istat, nei dati provvisori di giugno 2026, rileva un tasso di occupazione fermo al 62,9% e una disoccupazione salita al 5,7%, con quella giovanile al 18,4%. In altre parole, la domanda di nuove competenze convive con una partecipazione al lavoro ancora non pienamente utilizzata. Per candidati, scuole tecniche, ITS, università e imprese, il problema pratico è tradurre gli investimenti annunciati in percorsi di ingresso e aggiornamento comprensibili.

Cosa dice il report sulle medie imprese

Secondo Unioncamere, tre medie imprese su quattro incontrano almeno un ostacolo nel portare avanti investimenti digitali e green. Le barriere principali sono i costi iniziali elevati, indicati dal 41,2% delle imprese, l'incertezza normativa, al 34%, e la necessità di destinare risorse ad altre priorità aziendali, al 32,5%.

Il Centro Studi Tagliacarne mette in evidenza anche un elemento direttamente collegato al lavoro: il 25,3% delle medie imprese segnala la carenza di competenze interne e manageriali come fattore che pesa sui piani di investimento. Per superare il problema, molte aziende non si affidano solo a nuove assunzioni. Il 73,9% ricorre a imprese di consulenza o consulenti privati, il 53,3% coinvolge fornitori e clienti, mentre il 15,9% si appoggia a istituzioni territoriali come Camere di commercio e associazioni di categoria.

Questo passaggio chiarisce un punto spesso sottovalutato: la trasformazione non procede solo assumendo figure specialistiche già pronte. In molti casi richiede cantieri misti, in cui personale interno, consulenti, fornitori tecnologici e partner territoriali lavorano sullo stesso processo. Per chi cerca lavoro, significa che diventano più spendibili le competenze ibride: saper usare uno strumento digitale, ma anche leggere un processo produttivo; conoscere la sostenibilità, ma anche misurare consumi, scarti, manutenzione o tracciabilità.

Digitale e green non sono due binari separati

Il report segnala un interesse crescente per le tecnologie Net-Zero: nel triennio 2026-2028 il 41% delle medie imprese prevede investimenti in tecnologie per transizione verde e decarbonizzazione, contro il 39,8% del triennio precedente. È un'area in cui digitale e sostenibilità tendono a sovrapporsi. Sensori, monitoraggio dei consumi, manutenzione predittiva, software gestionali, analisi dei dati energetici e controllo qualità servono sia a ridurre sprechi sia a migliorare produttività e affidabilità.

Per questo la categoria professionale più interessante non è una sola. Servono tecnici di automazione, manutentori evoluti, addetti qualità con capacità di lettura dei dati, energy manager, responsabili HSE, specialisti ESG, operatori di produzione abituati a interfacce digitali, profili amministrativi capaci di gestire rendicontazioni e personale HR in grado di pianificare formazione continua. Anche le competenze manageriali contano: se l'azienda non sa scegliere priorità, misurare risultati e integrare fornitori, l'investimento rischia di restare isolato.

Il confronto con il triennio precedente suggerisce però cautela. Tagliacarne segnala che la quota di medie imprese orientata a investire nel digitale e nel green è inferiore ai livelli del triennio precedente, quando gli investimenti coinvolgevano rispettivamente l'84% e il 77% delle imprese. La propensione resta comunque superiore alla media delle Pmi, stimata al 47% per il digitale e al 46% per la sostenibilità ambientale. Il messaggio per il lavoro è quindi duplice: la domanda qualificata resta, ma le aziende saranno più selettive e chiederanno risultati misurabili.

Cosa cambia per chi cerca lavoro

Per candidati e lavoratori in riqualificazione, la notizia non va letta come una promessa generica di nuove assunzioni. È piuttosto una mappa delle competenze da rendere visibili nel curriculum e nei colloqui. Chi ha esperienza produttiva dovrebbe descrivere strumenti usati, macchine presidiate, indicatori seguiti, problemi risolti e miglioramenti ottenuti. Chi proviene da percorsi tecnici o ITS dovrebbe collegare moduli digitali, automazione, sicurezza, qualità ed energia a casi pratici, stage o project work.

Sono utili certificazioni e corsi brevi solo se raccontano competenze verificabili: fogli di calcolo avanzati, basi di analisi dati, lettura di dashboard, gestione documentale, principi di lean manufacturing, sicurezza, efficienza energetica, tracciabilità e reportistica ESG. Per i profili impiegatizi, può fare la differenza la capacità di trasformare dati operativi in decisioni: tempi di consegna, difetti, consumi, manutenzioni, acquisti, formazione del personale.

Cosa dovrebbero fare le aziende

Per le imprese, la priorità è evitare che l'investimento tecnologico arrivi prima della diagnosi delle competenze. Prima di comprare una piattaforma o avviare un progetto green, è utile mappare ruoli coinvolti, attività che cambieranno, competenze già presenti e competenze da costruire. La formazione dovrebbe essere agganciata a processi reali, con obiettivi misurabili: riduzione errori, tempi più brevi, consumi minori, maggiore sicurezza, migliore qualità dei dati.

La collaborazione con consulenti, fornitori e istituzioni territoriali può aiutare, ma non sostituisce la crescita interna. Se il know-how resta fuori dall'impresa, ogni aggiornamento futuro diventa più costoso. Per questo è consigliabile individuare referenti interni per digitale, energia e sostenibilità, affiancarli a partner esterni e costruire percorsi di trasferimento competenze verso reparti, capi squadra e funzioni amministrative.

La verifica delle fonti è stata effettuata il 10 agosto 2026. I dati sugli investimenti e sulle barriere derivano dalle pagine ufficiali Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne; il quadro occupazionale generale è tratto dal comunicato Istat sui dati provvisori di giugno 2026.

Fonti