Mercato del lavoro

Lavoro e redditi, il nuovo focus ISTAT mostra un divario ancora forte nell'accesso all'occupazione

Il focus ISTAT sul 2024 conferma il rafforzamento dell'occupazione, ma mostra differenze nette tra classi di reddito: una traccia utile per candidature, formazione e politiche aziendali.

Pubblicato il 19/08/2026 · Aggiornato il 19/08/2026 · Redazione BancaLavoro
Riunione di lavoro con professionisti seduti a un tavolo con computer portatili
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Introduzione
Il mercato del lavoro italiano è uscito dalla fase più acuta della crisi pandemica con più occupati, meno disoccupazione e una quota maggiore di rapporti stabili. Il nuovo focus ISTAT "Mercato del lavoro e redditi: un'analisi integrata - Anno 2024", pubblicato il 4 agosto 2026 e verificato il 19 agosto 2026, aggiunge però un elemento decisivo: la crescita non ha la stessa intensità per tutte le fasce della popolazione. Incrociando le informazioni sullo stato occupazionale con quelle sul reddito familiare, l'Istituto mostra che il lavoro continua a essere molto più accessibile per chi parte da famiglie con redditi elevati.

Il dato generale resta positivo. Per la popolazione tra 15 e 64 anni, il tasso di occupazione passa dal 59,0% del 2019 al 62,2% del 2024, con un aumento di 3,2 punti percentuali. Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione scende dal 10,1% al 6,6%, mentre quello di inattività cala dal 34,3% al 33,4%. In termini assoluti, gli occupati tra 15 e 64 anni arrivano a 23 milioni e 150 mila, 707 mila in più rispetto al 2019. Questa fotografia, da sola, potrebbe far pensare a un miglioramento uniforme. Il dettaglio per classi di reddito racconta invece una storia più selettiva.

Il nodo delle classi di reddito
Nel 2024, secondo ISTAT, tra le persone in età lavorativa appartenenti al quinto di reddito più basso il tasso di occupazione è pari al 39,0%. Nel quinto più ricco arriva al 79,9%. La distanza è quindi superiore a quaranta punti percentuali: non descrive solo una differenza di reddito, ma una diversa probabilità di essere già dentro il mercato del lavoro, di restarci e di accumulare esperienza spendibile.

Anche la disoccupazione conferma questo scarto. Nel quinto più povero il tasso indicato da ISTAT è al 20,4%, mentre nel quinto più ricco è all'1,3%. L'inattività pesa in modo analogo: 51,0% nel gruppo con redditi più bassi contro 19,0% in quello con redditi più alti. Sono numeri importanti per chi progetta politiche attive, ma anche per aziende, enti di formazione e candidati: il problema non è soltanto creare posti, ma rendere praticabile l'accesso a quei posti per chi ha meno reti, meno risorse e percorsi formativi più fragili.

Giovani, adulti e over 55: la crescita non è uguale
Il miglioramento del tasso di occupazione tra 2019 e 2024 riguarda tutte le classi di età considerate, ma con intensità diverse. La crescita più forte è tra i 55-64enni: dal 54,1% al 59,0%, cioè 4,9 punti percentuali in più. ISTAT collega in parte questo andamento alle modifiche normative che hanno reso meno ampio l'accesso al pensionamento anticipato, favorendo la permanenza al lavoro di persone più anziane.

Per i 35-54enni il tasso sale dal 73,4% al 76,7%, mentre tra i 15-34enni passa dal 41,7% al 44,9%. Il dato sui giovani è il più delicato. Nel 2024, il tasso di occupazione dei 15-34enni appartenenti al quinto di reddito più basso è al 26,3%; nel quinto più alto è al 61,9%. Lo stesso titolo di studio o la stessa disponibilità a lavorare possono quindi incontrare condizioni di partenza molto diverse: possibilità di spostarsi, sostenere un tirocinio, frequentare un corso, attendere un'offerta migliore o accedere a reti informative non sono fattori neutri.

Più tempo indeterminato, meno lavoro autonomo senza dipendenti
Il focus segnala anche un cambiamento nella composizione dell'occupazione. Tra il 2019 e il 2024 la quota di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato nella fascia 15-64 anni passa dal 38,4% al 42,3%, con un aumento di 3,9 punti. La quota dei dipendenti a termine scende lievemente, dal 7,9% al 7,4%. ISTAT osserva che la crescita è legata anche alla maggiore presenza di lavoratori anziani, in genere inseriti in rapporti più stabili, e alla difficoltà delle imprese nel reperire personale.

Per il lavoro indipendente il segnale è più articolato. Gli autonomi senza dipendenti diminuiscono dal 9,4% all'8,5%, mentre gli autonomi con dipendenti salgono dal 3,3% al 4,0%. Questo indica che il rafforzamento del mercato non coincide automaticamente con una ripresa indistinta dell'autoimpiego. Per chi valuta una partita Iva o una microimpresa, il dato suggerisce di ragionare sulla solidità del modello economico, non solo sull'uscita dal lavoro dipendente.

Cosa significa per candidati e lavoratori
Per chi cerca lavoro, il messaggio pratico è che la candidatura va costruita come un percorso, non come un singolo invio di curriculum. Le persone con meno risorse familiari rischiano di pagare di più le fasi di transizione: periodi non retribuiti, spostamenti, formazione a pagamento, attese lunghe tra colloqui e assunzione. Per questo conviene privilegiare canali che riducono il costo di accesso: centri per l'impiego, portali pubblici, academy aziendali gratuite, apprendistato, ITS Academy, corsi regionali finanziati e percorsi con prova pratica documentabile.

Un altro punto riguarda la stabilità. La crescita del tempo indeterminato non elimina la selezione all'ingresso. I candidati dovrebbero rendere leggibili competenze e disponibilità: mansioni svolte, strumenti usati, risultati misurabili, turni accettabili, patente o mobilità, certificazioni e lingue. Nei profili giovani, esperienze brevi ma ben descritte possono pesare più di elenchi generici. Nei profili adulti e senior, il tema diventa aggiornare competenze digitali e organizzative senza cancellare il valore dell'esperienza.

Cosa possono fare aziende e servizi per il lavoro
Per le imprese, il focus ISTAT è un richiamo a guardare oltre il solo annuncio. Se una posizione resta scoperta, il problema può dipendere anche da requisiti troppo rigidi, canali di ricerca poco accessibili o condizioni incompatibili con candidati che non possono sostenere lunghi tempi di ingresso. Rendere espliciti retribuzione indicativa, turni, sede, possibilità di formazione e criteri di selezione riduce l'asimmetria informativa e amplia la platea reale.

I servizi per il lavoro e gli enti di formazione possono usare questi dati per orientare gli interventi verso chi ha più ostacoli iniziali. La distanza tra 39,0% e 79,9% nel tasso di occupazione non si corregge con un solo corso standard. Servono bilanci di competenze, orientamento mirato, accompagnamento alla candidatura, contatti con imprese disponibili a formare e misure che coprano i costi indiretti della partecipazione. Il miglioramento complessivo del mercato è una base positiva; il passaggio successivo è fare in modo che non resti concentrato dove l'accesso al lavoro era già più facile.

Fonti