Lavoro e famiglia, Istat: in Italia le donne dedicano ancora 2 ore e 22 minuti in più alla cura
Il nuovo studio Istat sui tempi di vita mostra progressi lenti nella condivisione del lavoro familiare e indica cosa possono fare aziende e lavoratori.
Il tempo dedicato al lavoro non si misura soltanto davanti a una scrivania o in un reparto. Per molte persone comprende anche la gestione della casa, la cura dei figli e l'assistenza ai familiari. Il nuovo studio Istat sui tempi di lavoro e sulle disuguaglianze di genere, pubblicato il 25 settembre 2026 e riferito al 2023, mostra che in Italia la distribuzione di queste attività resta molto squilibrata.
Tra gli occupati in coppia tra 25 e 64 anni, le donne dedicano ogni giorno 2 ore e 22 minuti in più degli uomini al lavoro domestico e di cura. Il divario è più ampio quando ci sono figli e nel Mezzogiorno. Il dato aiuta a leggere anche fenomeni del mercato del lavoro come il part time, le interruzioni di carriera e la difficoltà di mantenere ruoli di responsabilità.
Il progresso c'è, ma procede lentamente
Il confronto con il 2003 segnala un miglioramento: considerando la popolazione di 15 anni e più, il divario giornaliero nel lavoro familiare non retribuito è sceso da 3 ore e 22 minuti a 2 ore e 27 minuti. La riduzione è di circa 55 minuti, pari al 27,2 per cento. Non significa però che il carico sia ormai condiviso. Nel 2023 le donne dedicano in media 4 ore e 21 minuti al giorno al lavoro familiare, contro 1 ora e 54 minuti degli uomini.
Anche nelle coppie in cui entrambi lavorano, le donne svolgono il 68,9 per cento del lavoro familiare complessivo. Il riequilibrio, quindi, non dipende soltanto dall'ingresso o dalla permanenza delle donne nel lavoro retribuito: conta anche quanto tempo gli uomini dedicano concretamente alle attività domestiche e di cura.
Lo studio osserva inoltre che il divario si amplia nelle età in cui si sommano lavoro, gestione della casa e cura dei figli. Tra i 25 e i 44 anni la differenza arriva a 2 ore e 49 minuti al giorno; nella fascia 45-64 anni è di quasi 3 ore. Le donne di queste fasce d'età dedicano al lavoro familiare più di quattro ore al giorno, mentre gli uomini si fermano intorno a un'ora e mezza.
Il collegamento con occupazione e part time
I tempi di vita hanno conseguenze sulle scelte professionali. Nel 2023 il tasso di occupazione femminile tra 15 e 64 anni era del 52,5 per cento, ultimo tra i Paesi dell'Unione europea considerati nel confronto Istat, contro una media europea del 65,7 per cento. Il divario occupazionale tra uomini e donne era di 17,9 punti percentuali.
Il confronto Eurostat sul part time mostra una seconda asimmetria: nel 2023 lavorava a tempo parziale il 31,1 per cento delle donne occupate in Italia, contro il 7,2 per cento degli uomini. Il part time può essere una scelta utile, ma non è sempre neutro: quando nasce dalla necessità di assorbire un carico familiare distribuito in modo diseguale può ridurre reddito, contributi, opportunità di formazione e progressione di carriera.
I dati non dimostrano che ogni part time femminile sia imposto dalla cura familiare, né che il divario dipenda da una sola causa. Indicano però un problema strutturale: se il lavoro non retribuito resta concentrato sulle donne, anche la disponibilità di tempo per un impiego a tempo pieno o per un percorso di crescita professionale rimane diversa.
Cosa possono verificare le aziende
Per le imprese, la ricerca è un invito a misurare gli effetti organizzativi delle proprie scelte. Un primo passo consiste nel controllare chi utilizza part time, lavoro agile, congedi e permessi, senza fermarsi al numero complessivo: è utile incrociare i dati per genere, livello professionale, sede e rientro dopo un periodo di cura.
La flessibilità funziona meglio quando è prevedibile e non penalizza chi la utilizza. Orari comunicati con anticipo, riunioni collocate nella fascia centrale della giornata, obiettivi misurati sui risultati e possibilità di rientro graduale possono ridurre il costo professionale della cura. Anche i percorsi di promozione e formazione dovrebbero essere accessibili a chi lavora con un orario ridotto o rientra da un congedo.
Non basta offrire una misura sulla carta: l'azienda dovrebbe verificare quante persone la usano, se l'uso è distribuito tra uomini e donne e se produce conseguenze su valutazioni, aumenti e incarichi. La riservatezza dei dati individuali va tutelata; il monitoraggio deve servire a individuare ostacoli organizzativi, non a classificare le persone.
Indicazioni pratiche per lavoratrici e lavoratori
Chi sta valutando un nuovo impiego può chiedere già al colloquio come vengono gestiti orari, lavoro da remoto, recuperi, ferie e rientri dopo un congedo. È utile distinguere tra una flessibilità formalmente prevista e una prassi realmente applicata dal team. Per confrontare due offerte, oltre alla retribuzione, conviene considerare tempi di spostamento, prevedibilità dei turni, accesso alla formazione e prospettive contributive.
Nelle coppie può aiutare rendere visibile il tempo di cura: calendario delle attività, accompagnamenti, visite, gestione scolastica e incombenze ricorrenti. La condivisione non riguarda soltanto le emergenze, ma anche il lavoro mentale di organizzazione. Per chi rientra da un congedo, è prudente chiedere per iscritto modalità, orari e obiettivi del rientro e conservare le informazioni sul rapporto di lavoro. In caso di dubbi su diritti, congedi o discriminazioni, ci si può rivolgere a un patronato, a un sindacato o agli organismi pubblici competenti.
Come leggere correttamente i numeri
Lo studio Istat descrive i tempi medi e le differenze osservate nel 2023: non è una previsione e non consente di attribuire a ogni singola famiglia lo stesso comportamento. I risultati vanno letti insieme agli indicatori di occupazione e alle condizioni territoriali. Il punto centrale, tuttavia, è chiaro: il miglioramento nell'ultimo ventennio non ha cancellato la doppia asimmetria italiana, fatta di meno lavoro retribuito femminile e più lavoro familiare non retribuito. Per ridurla servono decisioni organizzative verificabili, servizi accessibili e una distribuzione della cura che coinvolga entrambi i componenti della coppia.
Fonti verificate il 1 ottobre 2026: Istat, comunicato del 25 settembre 2026; Eurostat, dati sul part time per genere 2023.