Mercato del lavoro

Lavoratori stranieri, quasi 2,6 milioni di occupati in Italia nel 2025

Il nuovo rapporto del Ministero del Lavoro indica quasi 2,6 milioni di occupati stranieri nel 2025: crescono le assunzioni, ma restano divari di genere, qualifica e accesso.

Pubblicato il 21/07/2026 · Aggiornato il 21/07/2026 · Redazione BancaLavoro
Due lavoratori trasportano scatole in un magazzino logistico
Due lavoratori trasportano scatole in un magazzino logistico

Il XVI Rapporto annuale del Ministero del Lavoro sugli stranieri nel mercato del lavoro in Italia fotografa un dato ormai strutturale: nel 2025 i cittadini stranieri occupati erano quasi 2,6 milioni, pari al 10,7% del totale degli occupati. Il documento, pubblicato il 14 luglio 2026 e curato con il contributo di INPS, INAIL, Istat, Unioncamere, OCSE, Banca Mondiale e Sviluppo Lavoro Italia, mostra una partecipazione elevata ma ancora diseguale, soprattutto per genere, qualifica e settore.

La novità non è soltanto quantitativa. Secondo la sintesi diffusa dal Ministero, la crescita degli occupati è stata trainata più dalla componente straniera che da quella italiana: nel 2025 gli extra UE sono aumentati del 3,6%, i comunitari dell'1,2% e gli italiani dello 0,5%. Per imprese, consulenti del lavoro, centri per l'impiego e candidati significa leggere il mercato con una lente meno emergenziale e più organizzativa: reclutamento, formazione linguistica, riconoscimento delle competenze e sicurezza non sono temi laterali, ma leve per coprire fabbisogni reali.

I numeri principali del rapporto 2026

Il tasso di occupazione resta differenziato per cittadinanza. Per gli italiani è pari al 62,5%, tra i cittadini comunitari sale al 66,4%, mentre per gli extra UE si attesta al 61,6%. Il dato medio, però, nasconde un divario di genere molto ampio: tra gli uomini extra UE il tasso di occupazione arriva al 76,0%, contro il 45,7% delle donne extra UE.

Anche la disoccupazione conferma una distanza ancora significativa. Il tasso è al 5,8% tra gli italiani, al 7,8% tra i comunitari e al 9,6% tra gli extra UE. Il Ministero precisa che l'indicatore è in calo per tutte le componenti, ma il livello più alto tra i lavoratori stranieri segnala ostacoli che non si risolvono con la sola disponibilità di posti: contano reti di accesso, competenze certificate, conoscenza della lingua, servizi di orientamento e continuità dei percorsi contrattuali.

I tassi di inattività risultano sostanzialmente stabili: 33,6% per gli italiani, 27,9% per i cittadini UE e 31,8% per i non UE. Il punto più delicato riguarda ancora le donne non UE, per le quali l'inattività è quasi tripla rispetto a quella degli uomini della stessa componente. In termini pratici, questa è una riserva di partecipazione che può crescere solo se i percorsi di inserimento tengono insieme lavoro, conciliazione, lingua, trasporti e servizi territoriali.

Dove si concentra il lavoro straniero

Il rapporto segnala incidenze elevate di lavoratori stranieri negli altri servizi collettivi e personali, dove arrivano al 29,8%, in agricoltura con il 21,5%, negli alberghi e ristoranti con il 19,2% e nelle costruzioni con il 17,9%. Sono comparti ad alta intensità di lavoro, spesso esposti a stagionalità, turni, appalti e fabbisogni difficili da programmare.

La presenza è invece più bassa nelle attività finanziarie e assicurative, pari all'1,6%, nei servizi di informazione e comunicazione, al 3,1%, e nella pubblica amministrazione, allo 0,3%. La distanza tra settori a bassa e alta qualificazione è uno dei passaggi più rilevanti per chi si occupa di politiche attive: senza percorsi di aggiornamento, certificazione e mobilità professionale, una parte consistente della forza lavoro resta concentrata in occupazioni più fragili e meno pagate.

Il dato Unioncamere inserito nel quadro ministeriale rafforza il messaggio. Per il 2025 le imprese hanno programmato oltre 1,3 milioni di assunzioni di lavoratori stranieri, il valore più alto indicato dal rapporto, con un'incidenza del 23% sul totale delle entrate previste. Nella metà dei casi sono state riscontrate difficoltà di reperimento. Questo significa che la domanda esiste, ma non sempre incontra candidati disponibili con profilo, documenti, competenze e tempi compatibili con le esigenze aziendali.

Perché conta per imprese e candidati

Per le aziende, il rapporto suggerisce di trattare il reclutamento di lavoratori stranieri come un processo ordinario e misurabile, non come una soluzione dell'ultimo minuto. La prima scelta concreta è descrivere le mansioni in modo preciso: turni, sede, contratto, livello di inquadramento, dispositivi di sicurezza, lingua richiesta e possibilità di formazione devono essere chiari già nell'annuncio.

La seconda scelta riguarda l'inserimento. Nei settori dove la presenza straniera è alta, un onboarding scritto in modo semplice, affiancamento nei primi giorni, formazione obbligatoria comprensibile e referenti interni riducono errori, abbandoni e rischi. Questo vale in agricoltura, logistica, ristorazione, edilizia e servizi alla persona, ma anche nei comparti che vogliono attrarre profili tecnici oggi sottorappresentati.

Per i candidati stranieri, il punto pratico è rendere leggibili competenze ed esperienze. Un curriculum efficace dovrebbe indicare autorizzazione al lavoro, conoscenze linguistiche, patenti o abilitazioni, corsi di sicurezza, esperienze per mansione e disponibilità oraria. Quando possibile, conviene raccogliere attestati, traduzioni, referenze professionali e documenti utili al riconoscimento delle qualifiche.

Cosa fare adesso: indicazioni operative

Chi cerca lavoro può partire dai settori con maggiore domanda, ma senza fermarsi alle mansioni già svolte. Se l'esperienza è in magazzino, ristorazione, edilizia o assistenza, può essere utile individuare corsi brevi collegati a sicurezza, italiano professionale, patentini, HACCP, movimentazione merci o competenze digitali di base. Sono percorsi spesso richiesti nelle selezioni e rendono il profilo più confrontabile con quello di altri candidati.

Le imprese dovrebbero invece verificare se le difficoltà di reperimento dipendono davvero dalla mancanza di candidati o da offerte poco accessibili: salari non competitivi, orari non esplicitati, sede non raggiungibile, annunci solo in italiano complesso o requisiti sovradimensionati restringono il bacino. Un controllo periodico su candidature ricevute, colloqui fissati, assunzioni concluse e dimissioni nei primi mesi aiuta a capire dove intervenire.

Per i servizi per il lavoro, il rapporto indica una priorità: trasformare il dato statistico in orientamento personalizzato. Dove la domanda è alta e la disoccupazione straniera resta superiore alla media, l'intermediazione deve collegare aziende, formazione, riconoscimento delle competenze e supporto amministrativo. La partecipazione dei lavoratori stranieri è già una componente stabile dell'occupazione italiana; la qualità dell'incontro tra domanda e offerta deciderà se questa presenza resterà confinata nei lavori più fragili o potrà diventare anche mobilità professionale.

Fonti