Fondi interprofessionali, nuove linee guida per la formazione continua nel 2026
Il decreto interministeriale del 3 agosto 2026 aggiorna le regole per attivazione, funzionamento e vigilanza dei fondi interprofessionali.
FORMAZIONE CONTINUA E FONDI INTERPROFESSIONALI
Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il decreto interministeriale del 3 agosto 2026, che integra il decreto ministeriale n. 6 del 4 luglio 2022 e aggiorna il quadro di riferimento per i fondi paritetici interprofessionali dedicati alla formazione continua. Il provvedimento riguarda soprattutto il modo in cui questi organismi devono essere attivati, gestiti e sottoposti a vigilanza.
La novità interessa imprese, lavoratori e parti sociali perché i fondi interprofessionali sono uno dei canali attraverso cui le aziende possono programmare percorsi di aggiornamento e riqualificazione del personale. Non si tratta, però, di un bando nazionale con una domanda unica e una scadenza uguale per tutti: le modalità concrete dipendono dal fondo a cui l’impresa aderisce e dagli avvisi pubblicati dal fondo stesso.
Che cosa sono i fondi interprofessionali
I fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua sono organismi promossi dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori. La loro funzione è sostenere piani formativi rivolti a dipendenti di aziende aderenti, utilizzando le risorse destinate alla formazione continua secondo le regole previste dalla normativa.
Per un’impresa il fondo non sostituisce il piano formativo interno e non garantisce automaticamente un finanziamento. L’azienda deve verificare le condizioni di adesione, la compatibilità del proprio progetto con l’avviso aperto e gli eventuali obblighi di rendicontazione. I corsi possono riguardare competenze digitali, organizzazione, sicurezza, sostenibilità, innovazione di processo o aggiornamento tecnico, ma la finanziabilità va sempre controllata sui documenti del fondo.
Che cosa aggiorna il decreto del 3 agosto
La pagina normativa del Ministero indica che il decreto integra il precedente decreto del 2022. Il titolo del provvedimento richiama tre aree: attivazione, funzionamento e vigilanza dei fondi. Questa impostazione è importante perché collega l’accesso alle risorse alla qualità della gestione e alla tracciabilità delle attività finanziate.
Il decreto non consente quindi di dedurre, da solo, un importo spettante a ogni impresa, una graduatoria o una data di presentazione. Per conoscere requisiti, massimali, costi ammissibili, tempi e documenti servono l’avviso e i regolamenti del fondo di riferimento. Le imprese devono inoltre distinguere le regole del fondo dalle altre misure pubbliche, come il Fondo nuove competenze o i programmi regionali: possono avere beneficiari, procedure e fonti finanziarie differenti.
Perché la formazione continua è strategica
L’aggiornamento delle regole arriva in una fase in cui la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno modificando mansioni e processi. Il monitoraggio del Programma GOL pubblicato dal Ministero il 23 luglio 2026 mostra, sul versante delle politiche attive, oltre un milione di persone formate e 721.661 persone coinvolte in percorsi sulle competenze digitali al 30 giugno 2026. Sono dati riferiti a GOL e non ai fondi interprofessionali, ma aiutano a leggere la domanda crescente di competenze e la necessità di coordinare formazione, servizi per il lavoro e fabbisogni aziendali.
Per le aziende la formazione efficace parte dall’analisi delle competenze mancanti, non dalla scelta del corso più facilmente disponibile. Un piano utile dovrebbe indicare quali attività cambiano, quali lavoratori sono coinvolti, quale risultato misurabile si attende e come verificare l’apprendimento.
Cosa devono fare le imprese
Prima di presentare un piano, l’azienda dovrebbe controllare quale fondo risulta associato alla propria posizione contributiva e leggere l’ultimo avviso disponibile. È essenziale verificare se sono ammessi il settore, la dimensione aziendale, la tipologia di lavoratori e il tipo di formazione previsto. Vanno poi raccolti preventivi, calendario, registro delle presenze e ogni documento richiesto per la rendicontazione.
La verifica non finisce con l’approvazione: assenze, modifiche al programma e costi non conformi possono incidere sul contributo. Per questo è utile assegnare un responsabile interno e conservare una cartella ordinata con domanda, accordo sindacale quando richiesto, progetto, comunicazioni del fondo e prove dell’attività svolta.
Indicazioni per lavoratori e consulenti
Chi lavora può chiedere all’azienda se esistono piani finanziati dal fondo interprofessionale e quali competenze intendano sviluppare. La partecipazione a un corso non equivale automaticamente a una certificazione pubblica: occorre verificare quale attestazione rilascia l’ente e se il percorso prevede una valutazione finale.
Consulenti del lavoro, enti formativi e responsabili HR dovrebbero usare il decreto come quadro regolatorio, ma rinviare sempre alle istruzioni operative del fondo. La data di verifica di questo articolo è il 27 agosto 2026; eventuali avvisi successivi possono modificare finestre e documentazione. Le fonti ufficiali da consultare sono la pagina normativa del Ministero e il comunicato ministeriale sui risultati della formazione GOL.