Formazione

EDO, 186 mila percorsi digitali completati: come usare la formazione per rientrare nel lavoro

La piattaforma EDO del Ministero ha registrato 186.151 percorsi completati. Il dato mostra dove la formazione digitale può aiutare candidati e imprese.

Pubblicato il 05/09/2026 · Aggiornato il 05/09/2026 · Redazione BancaLavoro
Partecipanti a un laboratorio informatico durante un'attività di formazione digitale
Partecipanti a un laboratorio informatico durante un'attività di formazione digitale

La formazione digitale entra sempre più nelle politiche attive del lavoro. Il Ministero del Lavoro ha comunicato il 4 settembre 2026 che EDO, il progetto di e-learning per le competenze digitali di base collegato al Programma GOL, ha registrato 186.151 percorsi completati con successo tra maggio 2025 e giugno 2026. Il dato non equivale al numero di assunzioni ottenute, ma segnala una domanda concreta di riqualificazione e offre un punto di partenza utile per chi cerca lavoro.

Che cos’è EDO e a chi si rivolge

EDO, acronimo di Educazione Digitale per l’Occupazione, è una piattaforma gratuita realizzata dal Ministero del Lavoro con le Regioni e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale. Il progetto rientra nel Programma GOL, la Garanzia di occupabilità dei lavoratori, e punta a rafforzare le competenze digitali di base delle persone prese in carico dai servizi per il lavoro.

Il percorso è pensato soprattutto per disoccupati e beneficiari delle politiche attive, ma l’accesso concreto dipende dal canale di presa in carico e dalle indicazioni della propria Regione o del centro per l’impiego. L’attestazione rilasciata al completamento può documentare la formazione svolta, senza sostituire un titolo di studio, una qualifica professionale o l’esperienza richiesta da un’azienda.

I numeri: partecipazione femminile e divario generazionale

La rilevazione del Ministero evidenzia una partecipazione femminile media del 59,2%. Le percentuali più alte di donne tra chi ha concluso i corsi si registrano in Valle d’Aosta, con il 72%, Veneto, con il 67%, e Toscana, con il 66,5%. Il dato è rilevante perché la formazione digitale può rimuovere uno degli ostacoli all’accesso a mansioni amministrative, commerciali e di servizio che richiedono ormai un uso quotidiano di strumenti online.

La fascia più numerosa è quella tra 35 e 50 anni, con 67.209 percorsi completati. Seguono i giovani tra 18 e 29 anni, con 41.543. Sono inoltre 54.205 gli utenti over 50 che hanno concluso il percorso: un risultato utile per leggere la formazione come strumento di aggiornamento anche nelle transizioni di carriera, non soltanto come primo ingresso nel mercato.

Sicilia, Campania e Lombardia guidano la classifica per percorsi conclusi, rispettivamente con 35.175, 21.421 e 18.408. Al 30 giugno 2026 altre 17.504 persone risultavano ancora impegnate nei corsi. La distribuzione territoriale, quindi, riflette sia la dimensione regionale sia la capacità dei servizi locali di orientare gli utenti verso l’offerta.

Il collegamento con GOL e con i servizi per il lavoro

Il progetto va letto dentro un quadro più ampio. Il monitoraggio GOL al 30 giugno 2026 indica 4,3 milioni di persone prese in carico da Regioni e Province autonome e 1.056.403 persone coinvolte in formazione. Per le competenze digitali, le persone formate sono 721.661, oltre il target iniziale indicato dal Ministero. EDO ha contribuito a questo risultato, ma i due numeri non vanno sommati automaticamente: riguardano perimetri di monitoraggio diversi e il Ministero precisa che una parte dei percorsi EDO è rendicontata fuori dai target PNRR.

Dal 1° luglio, secondo la stessa comunicazione, l’ingresso di nuovi utenti è cresciuto anche attraverso SIISL, il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa. Il passaggio conferma che una piattaforma online può ampliare l’offerta, ma non elimina la necessità di un bilancio delle competenze e di un orientamento personalizzato.

Cosa cambia per chi cerca lavoro

Per un candidato il valore del corso dipende dal modo in cui viene collegato a un obiettivo professionale. Prima di iniziare è utile individuare le attività richieste negli annunci della propria zona: gestione della posta elettronica, identità digitale, videoscrittura, fogli di calcolo, videoconferenze, sicurezza online e uso consapevole dei dati sono competenze trasversali, ma non hanno lo stesso peso in ogni ruolo.

Dopo il completamento, l’attestazione va inserita nel curriculum con il nome del percorso, le competenze esercitate e la data. È preferibile accompagnarla con esempi verificabili: un foglio di calcolo organizzato, una procedura digitale imparata o un breve progetto. In colloquio, il candidato dovrebbe spiegare quale problema riesce a risolvere, non limitarsi a dichiarare di aver seguito un corso.

L’accesso va verificato sul portale EDO e con il centro per l’impiego. Occorre controllare requisiti, modalità di registrazione, eventuale presa in carico GOL e disponibilità regionale: la notizia del Ministero descrive i risultati nazionali, non un bando con una scadenza unica per tutti.

Cosa possono fare le aziende

Le imprese possono usare questi dati per rivedere i propri requisiti di ingresso. Se una mansione richiede competenze digitali di base, conviene distinguerle dalle abilità avanzate e definire quali siano davvero necessarie nei primi mesi. Una descrizione più precisa aiuta a intercettare candidati formati ma ancora da accompagnare sul software aziendale.

Per i neoassunti, un breve percorso interno di affiancamento può trasformare una competenza generale in produttività concreta. Per chi è già in organico, la mappatura delle attività digitali può evidenziare bisogni di aggiornamento prima che diventino un ostacolo alla riorganizzazione. La formazione, tuttavia, non garantisce da sola l’occupazione: il risultato dipende dall’incontro tra competenze, domanda locale, condizioni contrattuali e qualità dei servizi di orientamento.

EDO mostra quindi un’evoluzione delle politiche attive: offrire formazione online su larga scala e misurarne i completamenti. Il passaggio successivo, per candidati e imprese, è collegare quei percorsi a profili richiesti, esperienze pratiche e opportunità di lavoro effettive.

Fonti