Contratti

Contratti di produttività, il Ministero: 17.936 accordi attivi e premi medi da 1.799 euro

Il report del Ministero del Lavoro fotografa la diffusione dei contratti di produttività a metà settembre 2026: numeri, detassazione e indicazioni pratiche.

Pubblicato il 25/09/2026 · Aggiornato il 25/09/2026 · Redazione BancaLavoro
Lavoratori riuniti attorno a un tavolo durante una riunione aziendale
Lavoratori riuniti attorno a un tavolo durante una riunione aziendale

Il Ministero del Lavoro ha aggiornato al 15 settembre 2026 il monitoraggio dei contratti di produttività depositati telematicamente. Gli accordi attivi sono 17.936 e coinvolgono 4.827.721 lavoratori. Il dato offre una fotografia concreta di come imprese e rappresentanze sindacali stanno usando premi collegati a risultati, qualità, redditività e welfare aziendale.

Quanti sono gli accordi e chi coinvolgono

Il numero dei contratti attivi supera di oltre 500 mila lavoratori il precedente report di luglio. La maggior parte degli accordi è aziendale: 15.521 contro 2.415 contratti territoriali. Nell’archivio ministeriale gli accordi depositati complessivamente sono 129.315, il 12,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

La distribuzione per dimensione mostra che il fenomeno non riguarda soltanto i grandi gruppi. Il 46% dei contratti attivi è riferito a imprese con meno di 50 dipendenti; il 15% riguarda aziende tra 50 e 99 addetti e il 39% imprese con almeno 100 dipendenti. Per le piccole aziende, quindi, il contratto di produttività può essere uno strumento per collegare una parte della retribuzione a obiettivi misurabili senza limitarsi ai grandi piani aziendali.

Quali obiettivi entrano nei contratti

Gli obiettivi di produttività restano i più diffusi e compaiono in 14.743 accordi. Seguono gli obiettivi di redditività, presenti in 11.503 contratti. Il report segnala anche la crescita degli obiettivi di qualità, inclusi in 9.634 accordi, e delle misure di welfare aziendale, previste in 11.940. Rispetto allo stesso mese del 2025, queste due componenti crescono rispettivamente del 6,6% e del 5,7%.

Sono 1.740 i contratti che prevedono un piano di partecipazione. La presenza di più obiettivi nello stesso accordo è possibile: i numeri descrivono quindi le clausole rilevate e non una classificazione esclusiva dei contratti. Per lavoratori e imprese è una distinzione importante, perché il premio può dipendere da indicatori diversi e non soltanto dal fatturato.

Premio medio e tassazione nel 2026

Il premio medio annuo riconosciuto è pari a 1.799,26 euro. Il valore è diminuito di 16,17 euro rispetto a luglio, ma risulta superiore di 194 euro al dato di dicembre 2025. Si tratta di una media: l’importo effettivo dipende dall’accordo applicato, dagli obiettivi raggiunti e dalle regole interne di erogazione.

Il Ministero ricorda che dal gennaio 2026 ai premi collegati ai contratti di produttività si applica un’aliquota dell’1%, fino a un massimo di 5.000 euro lordi. La misura riguarda i dipendenti del settore privato, con rapporto a tempo determinato o indeterminato, che nell’anno precedente hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro. Prima di fare affidamento sull’importo netto, il lavoratore deve però verificare se il proprio accordo rispetta i requisiti e come l’azienda calcola il premio.

La detassazione non trasforma automaticamente ogni bonus in premio agevolato. Servono un contratto collettivo aziendale o territoriale depositato e obiettivi verificabili, oltre alle condizioni previste dalla normativa. Anche la scelta tra erogazione monetaria e servizi di welfare può avere conseguenze fiscali e contributive differenti.

Cosa controllare se sei un lavoratore

Il primo passo è chiedere il testo dell’accordo applicato in azienda o la comunicazione che riepiloga gli indicatori. Vanno verificati almeno quattro elementi: l’obiettivo da raggiungere, il periodo di misurazione, la formula con cui si calcola il premio e la data di erogazione. È utile controllare anche se il risultato è individuale, di squadra o aziendale.

La busta paga dovrebbe indicare separatamente il premio e il trattamento applicato. In caso di dubbi, il lavoratore può rivolgersi alla rappresentanza sindacale, a un consulente del lavoro o a un patronato, portando contratto e cedolino. Il dato medio nazionale del Ministero non consente di prevedere il premio della singola persona.

Indicazioni operative per le imprese

Per un’azienda l’accordo dovrebbe definire indicatori comprensibili, fonti dei dati e soglie di risultato. Produttività, qualità e redditività devono essere misurabili con tempi e responsabilità chiari; per il welfare è opportuno descrivere servizi, platea e modalità di scelta. La documentazione va conservata insieme alle evidenze dei risultati, così da rendere ricostruibile il calcolo.

Il deposito telematico è un passaggio essenziale per accedere al regime agevolato. Prima di applicare l’aliquota, l’impresa dovrebbe quindi verificare la corretta sottoscrizione dell’accordo, il deposito e i requisiti reddituali dei dipendenti interessati. Per gli aspetti fiscali e contributivi più specifici resta necessario il confronto con il consulente incaricato.

Il report del 23 settembre non annuncia una nuova procedura per candidarsi o chiedere il premio: aggiorna il quadro degli accordi già depositati. La sua utilità pratica sta nel mostrare quanto siano diffuse queste forme di retribuzione variabile e nel ricordare che importi, obiettivi e agevolazioni dipendono sempre dal contratto applicato e dalla documentazione aziendale.

Fonti e verifica: dati controllati il 25 settembre 2026 sulla pagina del Ministero del Lavoro dedicata al report del 23 settembre 2026 e sulla disciplina del deposito telematico dei contratti.

Fonti