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Conciliazione vita-lavoro, dal 21 settembre domande per contributi e certificazione

Unioncamere apre il percorso per la certificazione UNI/PdR 192:2026: domande dal 21 settembre, consulenza gratuita e contributi fino a 12 mila euro per i costi di certificazione.

Pubblicato il 09/08/2026 · Aggiornato il 09/08/2026 · Redazione BancaLavoro
Due persone lavorano al computer in un ufficio luminoso con piante
Due persone lavorano al computer in un ufficio luminoso con piante

La conciliazione tra vita familiare e lavoro entra in una fase piu' operativa per le imprese italiane. Dopo la presentazione dell'iniziativa promossa da Presidenza del Consiglio e Unioncamere, il sito dedicato chiarisce tempi, requisiti e contributi per accedere alla nuova certificazione basata sulla prassi UNI/PdR 192:2026. La data da segnare e' il 21 settembre 2026: da quel giorno le imprese potranno presentare domanda attraverso la piattaforma ReStart di InfoCamere, dopo il pre-screening online.

La misura non e' un bonus generico sul welfare aziendale. L'obiettivo e' aiutare le organizzazioni a trasformare politiche spesso gia' presenti, come flessibilita' oraria, lavoro agile, supporto alla genitorialita' o strumenti per i caregiver, in un sistema documentato, misurabile e verificabile da un organismo di certificazione. Per questo interessa non solo alle funzioni HR, ma anche a direzioni amministrative, consulenti del lavoro, societa' di consulenza e imprese che vogliono rendere piu' leggibili le proprie politiche di attrazione e trattenimento del personale.

Cosa prevede l'iniziativa

Il progetto, denominato "Il lavoro a misura di famiglia", mette a disposizione assistenza tecnica, formazione e contributi per i costi della prima certificazione. Secondo Unioncamere, lo stanziamento complessivo e' di 7,5 milioni di euro e punta ad accompagnare una platea stimata di 1.400 imprese verso l'adozione della prassi UNI/PdR 192:2026.

La novita' pratica e' che il percorso combina due livelli. Il primo e' organizzativo: l'impresa deve costruire o consolidare un sistema interno fatto di obiettivi, responsabilita', indicatori, ascolto dei bisogni, monitoraggio e miglioramento continuo. Il secondo e' economico: l'avviso copre servizi specialistici e una parte dei costi di certificazione, con importi parametrati alla dimensione aziendale e alle giornate di audit previste.

Il collegamento con il lavoro e' diretto. Il comunicato Unioncamere del 27 luglio segnala che nel 2026 il 35% delle imprese attente a benessere e gestione dei tempi di vita-lavoro dichiara un aumento del fatturato rispetto all'anno precedente, contro il 22% delle altre; il 20% indica un incremento dell'occupazione, contro il 10% delle imprese che non investono in questi interventi. Sono dati da leggere come evidenza statistica di contesto, non come promessa automatica di risultato per ogni azienda, ma aiutano a spiegare perche' la conciliazione viene trattata come leva organizzativa e non solo come adempimento sociale.

Requisiti e tempi per le imprese

La domanda per le imprese sara' possibile dal 21 settembre 2026. Lo stesso giorno sara' attivo il pre-screening online, cioe' il test di autovalutazione necessario per verificare il superamento del punteggio minimo richiesto prima dell'invio della domanda.

I requisiti indicati dall'avviso includono almeno un dipendente regolarmente assunto, partita IVA attiva, sede legale o operativa in Italia oppure domicilio fiscale per i titolari di partita IVA non iscritti al Registro delle imprese. L'impresa deve essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, senza procedure concorsuali o liquidazione volontaria, e deve risultare regolare sotto il profilo amministrativo, contributivo e previdenziale. Dove applicabili, devono essere rispettati anche gli obblighi sulle assunzioni obbligatorie e sul collocamento mirato. Per le imprese tenute all'obbligo, e' richiesto l'invio del rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile.

La procedura descritta dal sito ufficiale si articola in tre passaggi. Prima l'impresa compila il test di autovalutazione e presenta la domanda sulla piattaforma telematica. Poi viene presa in carico da un esperto qualificato iscritto nell'elenco ufficiale dei consulenti e puo' ricevere fino a cinque giornate di consulenza gratuita online. Infine svolge l'audit con un organismo di certificazione accreditato; se la certificazione viene rilasciata, il contributo e' liquidato direttamente all'organismo di certificazione.

Quanto valgono i contributi

Il contributo massimo per i servizi di certificazione varia in base agli addetti equivalenti e ai tempi di audit. Per le imprese da 1 a 5 addetti il massimale indicato e' 1.800 euro, corrispondente a 1,5 giornate di audit. Si sale a 2.400 euro per la fascia da 5,1 a 10 addetti, 3.000 euro per quella da 10,1 a 15, 3.600 euro da 15,1 a 25 e 4.800 euro da 25,1 a 45 addetti. Per dimensioni maggiori l'avviso arriva fino a 12.000 euro oltre i 250 addetti, con 10 giornate di audit.

Le imprese gia' certificate per la parita' di genere o Family Audit possono ricevere un incremento fisso per i costi di sorveglianza. Questo dettaglio e' importante per le aziende che hanno gia' investito in sistemi di gestione o certificazioni sociali: il nuovo percorso non sostituisce automaticamente le certificazioni esistenti, ma puo' integrarsi con esse se le condizioni dell'avviso sono rispettate.

Cosa viene certificato

La certificazione non riguarda la presenza di una singola misura, come un giorno di smart working o un pacchetto welfare isolato. Il sito ufficiale chiarisce che l'organizzazione deve dimostrare un sistema strutturato: politica aziendale, gruppo di lavoro interno, piano strategico, strumenti di ascolto, indicatori qualitativi e quantitativi, audit interni, riesame periodico e miglioramento.

Le aree di valutazione sono sette: organizzazione del lavoro e flessibilita'; supporto alla maternita'; supporto alla genitorialita'; supporto agli impegni di cura; salute e benessere; sostegno economico e servizi; sviluppo e continuita' di carriera. Per candidati e lavoratori, questi ambiti possono diventare segnali concreti da osservare nelle offerte e nei colloqui: non basta che un'azienda dichiari attenzione al work-life balance, conta capire se esistono procedure, indicatori e responsabilita' definite.

Il quadro normativo prevede anche un beneficio contributivo. La pagina ufficiale della certificazione richiama il D.L. 30 aprile 2026, n. 62, convertito dalla legge 25 giugno 2026, n. 112, e indica per le imprese certificate un esonero dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro in misura non superiore all'1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per azienda, nel quadro delle certificazioni richiamate dal Codice degli incentivi.

Cosa fare ora

Per le imprese il passaggio utile prima del 21 settembre e' preparare la documentazione. Conviene mappare le misure gia' attive, individuare chi le governa, verificare dati su utilizzo di congedi, flessibilita', rientri dopo assenze lunghe, turnover e progressioni di carriera. Il pre-screening non va trattato come una formalita': se mancano evidenze, responsabilita' o indicatori, il percorso rischia di rallentare.

Per consulenti del lavoro, HR advisor e societa' di consulenza, l'iniziativa apre anche un fronte professionale specifico. Il sito dedicato prevede un elenco di consulenti qualificati per l'assistenza tecnica alle imprese. Le FAQ ricordano che le candidature dei consulenti sono valutate con cadenza mensile e che l'elenco resta aggiornato progressivamente, con termine indicato al 30 aprile 2027 per la presentazione delle candidature.

Per candidati e lavoratori, la notizia ha un'utilita' diversa ma non minore. Una certificazione di questo tipo puo' rendere piu' verificabili le politiche aziendali su flessibilita', genitorialita', cura e continuita' di carriera. Nelle prossime selezioni sara' utile chiedere non solo quali benefit siano previsti, ma anche come vengono monitorati e se esistono procedure per rientri, congedi, part-time reversibile, lavoro agile e sviluppo professionale dopo periodi di assenza.

Le informazioni operative sono state verificate il 9 agosto 2026 sui siti ufficiali Unioncamere e sul portale dedicato all'iniziativa. Prima di presentare domanda o avviare l'audit, resta comunque necessario consultare il testo integrale dell'avviso, gli allegati aggiornati e le istruzioni della piattaforma ReStart.

Fonti