Bonus Donne 2026, guida allo sgravio per assunzioni stabili
Il Bonus Donne 2026 finanzia assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate: ecco importi, requisiti, durata e controlli da fare prima della domanda INPS.
Il Bonus Donne 2026 è entrato nella fase operativa e riguarda direttamente le imprese che stanno programmando nuove assunzioni a tempo indeterminato. La misura, finanziata dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027, punta a ridurre il costo contributivo per i datori di lavoro privati che assumono lavoratrici considerate svantaggiate o molto svantaggiate secondo i criteri richiamati dalla normativa europea.
La novità è rilevante perché lo sgravio copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi INAIL, e può arrivare fino a 800 euro al mese nei casi collegati alla ZES unica. Non è però un bonus automatico né una misura generica per qualsiasi rapporto di lavoro: servono requisiti soggettivi, condizioni aziendali e una domanda telematica tramite il Portale delle agevolazioni INPS.
Le informazioni riportate sono verificate al 20 luglio 2026 sulle pagine ufficiali del Ministero del Lavoro e dell'INPS. Per imprese, consulenti e candidate è utile distinguere subito tre piani: chi può essere assunta con incentivo, quali contratti rientrano e quali controlli possono far perdere il beneficio.
Che cosa prevede il Bonus Donne 2026
Il beneficio riguarda nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1 gennaio 2026 al 31 dicembre 2026. Il Ministero del Lavoro specifica che sono ammessi anche i rapporti part-time e le assunzioni a tempo indeterminato a scopo di somministrazione. Restano invece fuori il lavoro domestico, l'apprendistato, il lavoro intermittente o a chiamata e le prestazioni occasionali.
L'esonero è pari al 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro un limite mensile. La soglia ordinaria è 650 euro per ciascuna lavoratrice. Il limite sale a 800 euro al mese quando la lavoratrice assunta è residente in una delle regioni della ZES unica: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Marche e Umbria. Anche in questo caso restano esclusi dallo sconto i premi e contributi INAIL.
La durata non è uguale per tutte le assunzioni. Il beneficio arriva a 24 mesi per donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, ovunque residenti, oppure per donne prive di impiego da almeno 12 mesi che rientrano in specifiche categorie di svantaggio. È invece riconosciuto per 12 mesi nel caso di donne prive di impiego da almeno 6 mesi che appartengono alle categorie di svantaggio richiamate.
Chi rientra tra le lavoratrici svantaggiate
La misura usa le definizioni del regolamento europeo sugli aiuti compatibili con il mercato interno. In pratica, oltre al periodo senza impiego regolarmente retribuito, contano alcune condizioni personali o professionali: età tra 15 e 24 anni, più di 50 anni, assenza di diploma di scuola media superiore o professionale, completamento recente della formazione senza primo impiego regolarmente retribuito, nucleo composto da una persona sola con carichi familiari, appartenenza a settori o professioni con forte disparità di genere, oppure appartenenza a minoranza etnica con necessità di rafforzare formazione linguistica, professionale o esperienza lavorativa.
Per le aziende questo significa che la verifica non può limitarsi alla residenza o all'anagrafica. Prima di impostare il costo del personale considerando lo sgravio, bisogna documentare la specifica condizione che consente l'accesso al beneficio. La candidate, dal canto loro, possono usare la misura come elemento di trasparenza nel dialogo con l'azienda, ma non devono considerarla una garanzia di assunzione: la domanda e la fruizione restano in capo al datore di lavoro.
Condizioni aziendali e rischio revoca
Il Bonus Donne 2026 richiede un incremento occupazionale netto. Il Ministero chiarisce che il calcolo si basa sulla differenza tra il numero dei lavoratori occupati rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei dodici mesi precedenti. È una condizione centrale: se l'assunzione non aumenta realmente la base occupazionale, il vantaggio può non spettare.
C'è poi un presidio sui licenziamenti. L'incentivo spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l'assunzione, non hanno effettuato nella stessa unità produttiva licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi. Inoltre il beneficio è revocato, con recupero delle somme, se nei sei mesi successivi viene licenziata per giustificato motivo oggettivo la lavoratrice incentivata o un lavoratore con la stessa qualifica nella medesima unità produttiva.
Queste regole rendono il bonus più adatto a piani di inserimento stabile che a sostituzioni tattiche. Per una piccola impresa può essere decisivo mettere in fila contratti, mansioni, unità produttiva e andamento dell'organico prima di procedere. Per aziende più strutturate serve un coordinamento tra risorse umane, consulente del lavoro e amministrazione del personale, perché la revoca può incidere su budget già chiusi.
Come si presenta la domanda
La richiesta passa dall'INPS, tramite il modulo online disponibile nel Portale delle agevolazioni, ex DiResCo, nella sezione dedicata al Bonus donne 2026. La circolare INPS n. 57 del 14 maggio 2026 fornisce le prime indicazioni operative, mentre il messaggio INPS n. 1970 dell'11 giugno 2026 contiene ulteriori istruzioni operative e contabili. Per questo, prima di inviare una pratica, è opportuno verificare sempre la versione aggiornata delle istruzioni sul sito INPS.
Nella pratica l'azienda dovrebbe preparare almeno quattro verifiche: data e tipologia dell'assunzione, requisito della lavoratrice, eventuale residenza in regione ZES per il massimale più alto, incremento occupazionale netto. A queste si aggiungono gli ordinari requisiti di regolarità contributiva e rispetto dei contratti collettivi applicabili, richiamati dall'INPS tra gli elementi da considerare per evitare contestazioni.
Sezione pratica per aziende e candidate
Per le imprese, il primo passo è non trattare il bonus come uno sconto automatico sul costo annuo. Conviene simulare due scenari, con e senza incentivo, e conservare una scheda interna con il requisito specifico della lavoratrice, la durata applicabile, il massimale mensile e i controlli sui licenziamenti precedenti. Nei gruppi con più sedi va verificata con attenzione l'unità produttiva, perché alcune condizioni fanno riferimento proprio a quel perimetro.
Per consulenti e responsabili HR è utile calendarizzare un controllo nei sei mesi successivi all'assunzione. La misura premia la stabilizzazione, ma le regole di revoca guardano anche agli eventi successivi. Un licenziamento economico nella stessa unità produttiva e con la stessa qualifica può compromettere la fruizione, quindi le decisioni organizzative devono essere tracciate e coerenti.
Per le candidate, il bonus può diventare un'informazione da conoscere durante la ricerca di lavoro, soprattutto in caso di disoccupazione prolungata o rientro dopo periodi di inattività. Non è necessario inserire dettagli sensibili nel curriculum. È invece ragionevole preparare, quando richiesto dall'azienda o dal consulente, la documentazione ordinaria sullo stato occupazionale e sulle condizioni rilevanti, evitando autodichiarazioni generiche non verificabili.
Perché la misura va letta nel quadro del mercato del lavoro
Il Bonus Donne 2026 interviene su un nodo strutturale: la partecipazione femminile e la continuità dei rapporti di lavoro. L'incentivo riduce il costo contributivo, ma non sostituisce una politica aziendale di selezione, inserimento e crescita. Se usato bene può sostenere ingressi stabili, soprattutto nelle aree e nei profili dove la distanza dal lavoro è più lunga. Se usato solo come leva contabile, rischia invece di produrre domande fragili e benefici contestabili.
La scadenza operativa da tenere presente è il 31 dicembre 2026 per le assunzioni agevolabili. La data non significa che tutte le verifiche finiscano quel giorno: la fruizione può proseguire per 12 o 24 mesi in base al caso, ma il diritto nasce da un'assunzione effettuata nel periodo indicato e rispettosa delle condizioni previste.